ON THE ROAD. LA VIA EMILIA, 187 a.C. - 2017
Reggio Emilia celebra con una grande mostra la concolare e il suo fondatore
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Comunicato stampa

La storia della strada di origini preromane si intreccia con quella della città che porta il nome del fondatore della Via Aemilia e del territorio che attraversa. La mostra di Reggio Emilia celebra la consolare lungo la quale, da sempre, si sono incontrare persone, idee e culture diverse, contribuendo alla formazione di una città aperta e rivolta verso il futuro

On the road. La via Emilia, 187 a.C. - 2017

Tratto della via Aemilia a Reggio Emilia (scavi 1931-1932)
Tratto della via Aemilia a Reggio Emilia (scavi 1931-1932)

dal 25 novembre 2017 al 1 luglio 2018
Inaugurazione sabato 25 novembre 2017 alle ore 11.15

ORARI: dal martedì al venerdì 10.00-13.00 - sabato, domenica e festivi 10.00-19.00
lunedì chiuso - orari speciali in occasione di eventi e festività: www.musei.re.it

Palazzo dei Musei, Musei Civici di Reggio Emilia
Palazzo San Francesco
Via Lazzaro Spallanzani n. 1
REGGIO EMILIA

ingresso intero € 5,00 - ridotto € 3,00

Frammento di intonaco figurato dallo scavo di palazzo Mongardini (RE)Un monumentale racconto storico che si immerge nell'attualità: personaggi e storie, spaccati sociali e modi di vivere dell'antichità raccontati da reperti archeologici unici (oltre 400, provenienti da importanti musei nazionali o presenti nelle collezioni della città), dal cinema e dal digitale.
Questo il cuore della mostra "On the road – Via Emilia 187 a.C. - 2017" con cui Reggio Emilia rende omaggio alla Via tracciata nel 187 a.C. dal console Marco Emilio Lepido che giocò un ruolo da protagonista anche nel dare forma istituzionale al Forum che da lui prese il nome (Forum o Regium Lepidi).
La via Emilia ha lasciato un segno indelebile nel nome della città, unica fra i capoluoghi della regione a ricordare il gentilizio del suo costruttore.
Ma la strada non ha marchiato solo il nome. In tanti secoli ha mantenuto il suo tracciato, per lo meno in ambito urbano, continuando a veicolare merci e persone, e con esse anche idee, lingue e sensibilità religiose differenti, creando i presupposti per una città accogliente verso lo straniero, nell'antichità come ai giorni nostri.
«Marco Emilio Lepido -spiega il soprintendente Luigi Malnati, uno dei curatori della mostra- è stato un personaggio determinante anche se non sufficientemente ricordato nei manuali di storia. La strada che porta il suo nome, e che ha poi dato il nome a un'intera regione, è frutto del suo progetto politico di costruire uno spartiacque tra i territori romani e quelli controllati dagli alleati a difesa delle popolazioni barbariche del nord, ma la via nata a scopo militare ha poi assunto funzioni civili e commerciali diventando quindi un luogo di unione».
Il percorso espositivo, che riunisce alle testimonianze dal Reggiano alcuni importanti prestiti da prestigiosi musei, documenta la fortuna della strada dagli antefatti di età preromana al Medioevo, portando al centro dell'attenzione la figura del costruttore, il console Marco Emilio Lepido.
L’antica Regium Lepidi si mette in mostra nelle sale del nuovo museo di palazzo S. Francesco  per illustrare il ruolo essenziale della città attestato anche da importanti resti archeologici, in parte esposti per la prima volta. Le ricostruzioni dei mezzi di trasporto e degli scenari stradali sono parte fondamentale dell’esposizione.

LUOGHI DELLA MOSTRA
L’esposizione si sviluppa nelle tre sedi di Palazzo dei Musei, Palazzo Spalletti Trivelli e Museo Diocesano e in altri luoghi del centro storico coinvolti a vario titolo nel circuito tematico della mostra. Fra questi il Municipio, che rende omaggio alla figura del suo fondatore accogliendo il visitatore con la scultura settecentesca di Marco Emilio Lepido, ora restaurata da Angela Allini di Opus Restauri con il contributo del Lions Club Marco Emilio Lepido di Reggio Emilia, oppure l'incrocio fra la Via Emilia e via Crispi (che ricalca il tracciato di una strada romana obliqua riportata in luce di recente sotto palazzo Busetti) dove una riproduzione 3D della statua del console (realizzata da Geis–Geomatics engineering innovative solutions) segnala l'itinerario verso Palazzo dei Musei.

La ricostruzione in 3D di Marco Emilio Lepido in piazza del Monte
Il console fondatore Marco Emilio Lepido riprodotto in 3d all'incrocio tra la Via Emilia e Via Crispi  è l'emblema della grande mostra sulla Reggio Emilia romana e la sua strada. Nel frattempo si restaura l'originale settecentesco che accoglie i visitatori all'ingresso del municipio

L’esposizione vera e propria si dipana tra la sede principale di Palazzo dei Musei e le due sedi collaterali del Museo Diocesano, in via Vittorio Veneto n. 8, dove le due sezioni "Via AEmilia Via Christi" e "Vie per la buona notizia" approfondiscono il tema del primo Cristianesimo lungo la Vai Emilia, e di Palazzo Spalletti Trivelli, in Via Emilia San Pietro n. 6, sede del gruppo bancario Credem, che ospita "Regium Lepidi underground", sezione dedicata all’edilizia romana sullo sfondo dei resti del foro della città tuttora conservati nei sotterranei dell'istituto di credito.

La mostra “On the road. La Via Emilia 187 a.C. – 2017” è promossa dai Musei Civici di Reggio Emilia, dal Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per l'Emilia-Romagna e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, con il contributo di Credem e Iren e il patrocinio di Anas.
Curata da Luigi Malnati, Roberto Macellari e Italo Rota, si avvale di un Comitato scientifico composto da Giovanni Brizzi, Annalisa Capurso, Francesca Cenerini, Antonella Coralini, Mauro Cremaschi, Renata Curina, Maurizio Forte, Maria Luisa Laddago, Daniela Locatelli, Roberto Macellari, Luigi Malnati, Giada Pellegrini, Elisabetta Pepe, Marco Podini e Paolo Sommella.

L'allestimento, curato dall’architetto Italo Rota, punta a restituire alla sensibilità contemporanea i preziosi reperti archeologici esposti, inserendoli in ricostruzioni virtuali dell'antica strada romana e contestualizzandoli con l’aiuto di spezzoni di celebri film peplum, con storie e star di sceneggiati e kolossal, da Charlton Heston e Kirk Douglas al «gladiatore» Russel Crowe, da Richard Burton ed Elizabeth Taylor a Marlon Brando e Orson Welles. Sarà possibile rivivere l'affascinante storia della Via Emilia attraverso le vicende dei suoi protagonisti mentre una serie di installazioni multimediali, sovrapponendo la Via Emilia storica a quella contemporanea, consentiranno di cogliere con immediatezza persistenze, differenze e analogie.

Fra gli obiettivi della mostra che Reggio Emilia dedica alla Via Emilia romana e al suo fondatore Marco Emilio Lepido c'è quello di avvicinare al grande pubblico l'archeologia e la storia, per riscoprire le origini della città attraverso importanti reperti esposti in prestigiose location museali e sorprendenti contaminazioni che attualizzino il passato in maniera informale e creativa, raccontando il significato della strada consolare nella contemporaneità.
Ecco perciò coinvolti luoghi diversi, diffusi e quotidiani della città, con l'aiuto del cinema (citazioni da famosi film peplum), delle tecnologie più avanzate e della 'personificazione' della storia.

Particolare di dona militaria (onorificenze) da un monumento funerario cilindrico
Particolare di dona militaria (onorificenze) da un monumento funerario cilindrico, Rubiera (RE)
Musei Civici di Reggio Emilia, foto Carlo Vannini

L'ALLESTIMENTO A PALAZZO DEI MUSEI
I temi della mostra: L'Emilia prima dell'Aemilia, Via Emilia-SS9, Marco Emilio Lepido e la sua città, Ruote zoccoli e calzari, La buona strada, Racconti per l'eternità, Est modus in rebus
La mostra coinvolge tutto il Palazzo dei Musei, a partire dalla valorizzazione delle collezioni storiche al piano terra come il Chiostro dei marmi romani (allestito in forma di giardino archeologico agli inizi del XX Secolo per ospitare i numerosi reperti architettonici romani rinvenuti nella necropoli di San Maurizio) e il Portico dei marmi dove sono esposti in sequenza i monumenti funerari riportati alla luce dal XV secolo ad oggi fra Villa Ospizio e San Maurizio, vera e propria Via Emilia dei defunti, che ogni viandante avrebbe percorso in arrivo o in uscita da Regium Lepidi. Di notevole impatto la ricostruzione in 3D della città romana realizzata in realtà aumentata dalla Duke University di Durham (USA).
Il percorso vero e proprio della mostra parte dal primo piano con la sezione La Via Emilia prima della Via Aemilia. Introdotti da un fregio della Basilica Aemilia di Roma che rappresenta Marco Emilio Lepido come costruttore di città, l'esposizione di reperti provenienti dal Reggiano documenta il tracciato stradale in età preromana, quando si manifesta un primo utilizzo del percorso che attraversa il territorio da est a ovest nella fascia di media pianura, vettore di cultura scritta che fa del territorio reggiano uno dei più precocemente interessati dalla diffusione della scrittura di tutta l'Italia settentrionale.
Frammento di modello di lituo in bronzo (foto Carlo Vannini)Il secondo piano espone alcuni importanti manufatti che introducono il tema della Via Emilia. Si va dal grande cippo miliare con intestazione a Marco Emilio Lepido proveniente dal Museo Archeologico di Bologna, una delle rare testimonianze del console costruttore di strade, ad uno dei quattro vasi in argento da Vicarello che indica le stazioni intermedie e le relative distanze dell'itinerario tra Cadice e Roma (comprese le città lungo la Via Aemilia), per la prima volta uscito dal Museo Nazionale Romano; dalla scultura dell'agrimensore proveniente dal Museo della civiltà romana di Roma a un rarissimo pezzo di lituo in bronzo da Sant'Ilario d'Enza, l'insegna dell'augure, magistrato/sacerdote addetto alle fondazioni urbane e al tracciamento delle strade.
I magnifici reperti sono arricchiti da proiezioni che rappresentano l'unicità e l'eccezionalità della Via Emilia, dalle misure e numeri della lunghezza della strada alle sue ortogonalità, dalle distanze tra le città ai tempi di percorrenza, fino al dialogo tra la via Emilia e le altre direttrici di collegamento che in tempi recenti l'hanno affiancata ma mai soppiantata come la ferrovia storica, quella ad Alta velocità, l’autostrada e perfino le rotte aeree.
Nella sala centrale del terzo piano, lunga quasi 50 metri, ci si immerge in un viaggio nello spazio e nel tempo che propone il passato (sotto) e il presente (sopra) della Via Emilia. Il percorso “di sotto” espone i materiali archeologici relativi alla fondazione e utilizzazione della strada in età romana congiungendo i due capolinea contrapposti, Rimini (Ariminum) ad est con la ricostruzione dell'Arco di Augusto che corrisponde all'innesto della Via Aemilia alla Via Flaminia e l'esposizione del corredo funerario di uno dei primi coloni romani della città, e Piacenza (Placentia) ad ovest con i rilievi di uno spettacolare fregio d'armi che coronava un monumento funerario. Il percorso è scandito da sette 'teatrini' che propongono i temi del Limite, del Ponte, delle Sepolture, del Commercio, del Foro, della Locanda e della Casa, incrociando le altre città attraversate dalla Via consolare, le vie trasversali, le vie d’acqua e le loro storie rappresentate dalla sequenza dei cippi miliari, dalle iscrizioni e dai frammenti delle pile pertinenti ai ponti della Strada consolare e dalle dediche a divinità protettrici della strada e dei viandanti.
Il percorso “di sopra” racconta invece l'attualità della strada grazie a un’installazione multimediale a soffitto, con riprese effettuate al livello zero della Via Emilia di oggi: il presente che si fa storia delle comunità e delle persone.
La sala dedicata a Regium Lepidi illustra la figura di Marco Emilio Lepido nelle sue molteplici sfaccettature di politico lungimirante, generale vittorioso, trionfatore sui Liguri dell'Appennino tosco-emiliano e di costruttore di strade e di città (Mutina, Parma, Luni e Regium Lepidi).
Busto di Marco Emilio Lepido (MAN di Luni)La ricostruzione al vero di una tenda consolare ospita l'unico suo ritratto fisiognomico, un busto di rara potenza espressiva proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Luni, città fondata dal triumviro Marco Emilio Lepido nel 177 a.C., concesso in prestito dal Polo Museale della Liguria.
Altre due sale laterali trattano il tema dell'Archeologia lungo la Via Emilia, a cominciare dai sepolcreti e in particolare dagli affacci delle sepolture sulla strada, concepiti come cortine di monumenti che avrebbero dovuto richiamare l'attenzione dei viandanti sulle famiglie e figure più autorevoli della città. Ne sono limiti cronologici gli inizi del primo millennio a.C., quando gli Etruschi creano nella Cispadana un sistema di comunicazioni che possiamo ben definire un'Emilia prima dell'Aemilia, e il Medioevo, quando le vie dei pellegrinaggi spezzano con il sistema delle Romee l'antica unitarietà della Via consolare.
Dopo aver toccato i temi del viaggio e dei mezzi di trasporto, indagati dall’antichità ai nostri giorni con esposizione anche di pezzi originari, la mostra si chiude con una ricostruzione in basoli originari in trachite di un segmento urbano di Via Emilia, che documenta il sovrapporsi di più Vie Emilie a partire da quella pavimentata da Augusto imperatore, e quella di un carro romano messo in relazione con i basoli che recano i solchi prodotti dal traffico veicolare romano nel cuore di Regium Lepidi.

GLI ALTRI EVENTI
La mostra è affiancata da una serie di iniziative promosse da vari enti e istituzioni culturali fra cui quelle dei dieci Comuni reggiani depositari di materiali archeologici che propongono eventi collegati al tema della Via Emilia, dalle passeggiate sulle strade della centuriazione alle visite a ponti e segmenti di vie antiche, da convegni scientifici ad attività divulgative e didattiche.
In occasione della mostra saranno realizzati progetti educativi sul tema della viabilità e dell'incontro tra culture e popoli diversi e incontri con archeologi e storici dell'antichità di Università, Soprintendenze e Musei che tratteranno il tema della viabilità antica e contemporanea nel Reggiano, in Emilia, nell'Impero romano.
Oltre alle visite guidate alla mostra e a Musei e siti di interesse archeologico in città e in altri luoghi del Reggiano, sono in programma workshop e seminari per studenti di topografia, archeologia e antichistica inerenti i temi della mostra, con il coinvolgimento di urbanisti e architetti del paesaggio.

Installazioni digitali: viridarium di domus con fontana decorata dalla maschera presente nelle collezioni dei Musei Civici di Reggio Emilia
Viridarium di domus con fontana decorata dalla maschera presente nelle collezioni dei Musei Civici di Reggio Emilia (installazione digitale)

IL CONSOLE FA IL BIS
Con questo intento, la regia affida a Marco Emilio Lepido una parte non solo da protagonista, ma anche da 'suggeritore di scena': il console, ovvero la sua immagine, si sdoppierà, per diventare testimonial e accompagnatore del pubblico alla mostra.
Una riproduzione fedele - ma con un'opportuna variazione sul tema - della statua settecentesca, che raffigura il console-fondatore nell'atrio d'ingresso del Palazzo del Comune, sarà realizzata con rilievo e modellazione 3D (stampante digitale) e collocata in piazza del Monte, nel cuore di Reggio Emilia, esattamente all'incrocio tra la Via Emilia e via Crispi, che ricalca il tracciato di un'altra strada romana, eccezionalmente obliqua rispetto all'orditura simmetrica del tessuto urbano antico, recentemente riportata alla luce sotto il vicino palazzo Busetti. In questo caso -variazione sul tema- il console avrà un braccio alzato a indicare via Crispi, da cui si raggiunge il Palazzo dei Musei, sede principale della mostra.
Realizzata negli studi e laboratori della società Geis – Geomatics engineering innovative solutions, la statua-riproduzione avrà un'altezza di tre metri, il peso di circa otto chilogrammi, sarà fissata su un podio ligneo che la fissa stabilmente a terra; sarà fatta di polistirene espanso sinterizzato con finiture in resine e verniciatura in colori blu e bianco, verrà collocata su una base dotata di epigrafi con riferimenti informativi alla mostra.
Ideatori e immagini di progetto assicurano sin da ora che il console sarà uguale a se stesso, ovvero all'originale settecentesco che tutti incontrano all'ingresso del Municipio: l'aria sorniona e familiare, la postura libera e sciolta, il corpo solido che accenna al movimento nella corazza muscolare portata con disinvoltura a protezione del busto in torsione e l'accentuato avanzamento della gamba.
Il restauro della statua di Marco Emilio Lepido posta all'ingresso del Palazzo del ComuneIL RESTAURO DELL'ORIGINALE
Nel frattempo Angela Allini di Opus Restauri sta provvedendo -grazie al contributo del Lions Club Marco Emilio Lepido di Reggio Emilia- al restauro del Marco Emilio Lepido all'ingresso del Palazzo del Comune, ad oggi unico tributo artistico della città al suo fondatore, presente a Reggio Emilia.
Si tratta di una splendida statua virile, abbigliata all'eroica, in stucco, a grandezza più che naturale.
La superficie è trattata con una speciale patina che serve a conferire l'aspetto di un monumento in bronzo. Il restauro prevede la pulitura, la stuccatura, la reintegrazione delle lacune con colori reversibili. Viene restaurata completamente anche la decorazione della finta nicchia 'ad illusionismo' che corona la scultura.
Sono un 'giallo' le origini della statua settecentesca di Marco Emilio Lepido ed è perciò assai difficile la sua attribuzione. Dalla ricostruzione che Elisabetta Farioli, direttore dei Musei Civici, ha svolto in occasione della mostra, si deduce una possibile ma non certa attribuzione dell'opera ad Antonio Bernard, insegnante di plastica e scultura alla Scuola di Belle arti di Reggio Emilia negli ultimi anni del Settecento. Gli elementi che caratterizzano la statua, spiega Farioli, “possono fare avvicinare l'opera alle esperienze della scultura francese degli ultimi decenni del XVIII Secolo, sul solco di Jean-Baptiste Pigalle ma con un progressivo avvicinamento alla poetica neoclassica. In particolare per Bertrand, della cui vita e poetica così poco conosciamo, un avvicinamento può essere proposto all'entourage degli scultori particolarmente impegnati nella costruzione dell'immaginario legato alle istanze rivoluzionarie del periodo, con riferimento per esempio al nome di Joseph Chinard, noto anche a Roma per le sue sculture riprese dall'antico”.
Anche nel Settecento, come oggi, la figura del console nella sua città fu letta e interpretata nello stile e nella cultura contemporanea dell'epoca.
IL CONSOLE, I DUCHI D'ESTE E IL CARDUCCI NEI SECOLI
Nel corso dei secoli, Reggio Emilia si è occupata ripetutamente e occasionalmente del suo fondatore.
Memorabile, ricorda la stessa Farioli, la citazione di Giosuè Carducci nel celebre discorso del 1897 in occasione del primo centenario del Tricolore: “Reggio animosa e leggiadra, questa figlia del console Marco Emilio Lepido e madre a Ludovico Ariosto”.
Particolare attenzione fu riservata al console nel Rinascimento, quando la riscoperta della Classicità e l'ispirazione al mondo antico furono più intense nell'arte e nella cultura.
Una per tutte, forse la più importante ed emblematica, è la vicenda che nel Cinquecento coinvolse l'affermato architetto e scultore Prospero Sogari detto il Clemente - di scuola michelangiolesca, autore fra l'altro di Adamo ed Eva sulla facciata del Duomo, del Gesù che porta la Croce e della Mater Amabilis nella Basilica di San Prospero – e il suo illuminato e facoltoso committente, Gaspare Scaruffi, consulente economico del duca Alfonso II d'Este. Per omaggiare il sovrano in visita a Reggio, lo Scaruffi commissionò al Clemente due statue destinate alla facciata del Palazzo comunale: una di Ercole, il cui nome era fra quelli ricorrenti nella casata ducale, ed una di Marco Emilio Lepido. Entrambe bellissime, le sculture furono ricavate da un enorme blocco di marmo di Carrara, che raggiunse Reggio per via d'acqua: imbarcato nel Tirreno, circumnavigò l'Italia, fu traghettato lungo il Po sino a Ferrara e da qui a Reggio. Della collocazione sulla facciata del Comune non si fece però nulla e le sculture furono sistemate nel cortile del palazzo Scaruffi, sull'attuale via Crispi. Nel Seicento si tentò di venderle al duca Francesco I d'Este, raffinato cultore d'arte e autore di numerose sottrazioni al patrimonio reggiano, per la Reggia di Sassuolo, ma l'affare non andò in porto. Infine, nel 1724 l'Ercole e il Marco Emilio Lepido rinascimentali furono lasciati in eredità da Claudia Prati Scaruffi al duca Rinaldo d'Este e furono collocate all'ingresso grandioso del Palazzo Ducale di Modena, dove ancora oggi si possono ammirare.

L'inconfondibile tracciato della Via Emilia nel cuore della città
L'inconfondibile tracciato della Via Emilia all'interno della città di Reggio Emilia

La mostra fa parte del grande progetto di promozione della cultura e del territorio “MMCC 2.200 anni lungo la via Emilia”  www.2200anniemilia.it  promosso da tre città –Reggio Emilia, Parma e Modena a cui si aggiungerà Bologna in un secondo momento-, due Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio –quella per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e quella di Parma e Piacenza- e dalla Regione Emilia-Romagna

LABORATORI DIDATTICI: Dipartimento educazione Musei Civici di Reggio Emilia, telefono 0522.456805

VISITE GUIDATE PER GRUPPI: Cooperativa Le Macchine Celibi

PACCHETTI TURISTICI in collaborazione con ITINERE – Club di Prodotto Reggio Tricolore  info@itinere.re.it  – telefono +39.0522.1696020

Info: Musei Civici (uffici) Tel. 0522 456477  -  Palazzo dei Musei Tel. 0522 456816  www.musei.re.it    -  musei@municipio.re.it


INCONTRO INAUGURALE
On the road – Via Emilia 187 a.C. - 2017 viene inaugurata sabato 25 novembre 2017, alla presenza del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi e del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio.
Alle ore 10, nella Sala degli Specchi del teatro Municipale Romolo Valli, in un incontro a inviti, sono previsti i loro interventi, assieme a quelli del rappresentante della Regione Emilia-Romagna e dei curatori Luigi Malnati, Roberto Macellari e Italo Rota.
A seguire, alle ore 11.15, al Palazzo dei Musei, il taglio del nastro e l'apertura della mostra al pubblico.

locandina della mostra