Scavo archeologico nella terramara di Santa Rosa a Poviglio (RE)
Progetto di ricerca 2012

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Aree funzionali, vie d’acqua e fortificazioni: il fossato tra Villaggio Piccolo e Villaggio Grande

Premessa
Protagoniste della prima stagione dell’archeologia preistorica italiana e testimonianza di una civiltà articolata e complessa, le terramare sono oggi al centro di numerose iniziative di scavi, studi e ricerche. Tra questi, lo scavo archeologico nella terramara di S. Rosa di Poviglio è uno dei più importanti in termini di impegno e risultati ottenuti.

Modello digitale tridimensionale ((DTM)  del margine meridionale del Villaggio Grande messo in luce dalle campagne 2000 - 2011.  Si notino da meridione l'area delle abitazioni  delimitate da buche di pali, i numerosi pozzi  al  limite dell'abitato e separati da questo dalla scarpata  il fossato anch'esso perforato da numerosi pozzi ed il canale aduttorePromosso dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e dal Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l’Istituto C.N.R.-I.D.P.A. sezione di Milano, e sostenuto dall’Amministrazione Comunale di Poviglio e da Coopsette s.r.l., lo scavo è in corso dal 1984 e si svolge annualmente mediante una campagna di scavi, seguita da ricerche sui dati raccolti.
Attualmente lo scavo è co-diretto da Maria Bernabò Brea (per la Soprintendenza Archeologia dell'Emilia-Romagna) e Mauro Cremaschi (per l'Università di MIlano) in virtù di un'apposita convenzione fra i due enti. (vai alla campagna di scavo 2012)

All’esplorazione e allo studio della terramara e dei molti materiali rinvenuti, ospitati in un museo appositamente allestito a Poviglio, contribuiscono competenze afferenti non solo al campo dell’Archeologia Preistorica, ma anche a quelli della Geoarcheologia, dell’Archeometria, dell’Archeozoologia e dell’Archeobotanica, competenze che vengono fornite da docenti, ricercatori, dottorandi e contrattisti della Facoltà di Scienze dell’Università degli Studi di Milano.
Alle campagne di scavo nella terramara S. Rosa di Poviglio hanno partecipato molti giovani archeologi formatisi nell’Ateneo milanese; oggi vi prendono parte studenti dei corsi di laurea in Scienze Naturali, Scienze Geologiche, Scienze dei Beni Culturali, che vi svolgono attività relative ai loro curricula studiorum quali tesi, elaborati finali, tirocini e stages.

Scavo e Valorizzazione
Oltre alle operazioni di scavo, il progetto archeologico sulla terramara di Santa Rosa ha previsto, fin dai primi anni, attività di valorizzazione e comunicazione.
Interno del Museo della Terramara a Poviglio e copertina del CatalogoNel 1996 è stato fondato con l’appoggio di tutti i promotori (e dell’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna) il Museo della Terramara, collocato presso la Biblioteca del Comune, che ospita i materiali archeologici ed è al centro di attività di promozione didattica e culturale.

Inoltre, da alcuni anni l’area scavo è inserita in un più ampio progetto di valorizzazione, stabilito da una convenzione fra Università, Soprintendenza, Comune, Regione Emilia-Romagna e Coopsette, teso all’organizzazione di un parco archeologico che saldi l’area di scavo al museo. Tale parco prevede la sistemazione della cascina Santa Rosa, pregevole rustico degli anni Trenta (già acquistato e in parte restaurato dal Comune di Poviglio) e la sua destinazione ad area espositiva. Tale struttura già da quest’anno sarà pienamente utilizzata come base logistica per le operazioni di scavo, gestione della documentazione e primi interventi sui materiali.
La stessa area della terramara, per la quale la Soprintendenza ha presentato presso il competente Ministero richiesta di esproprio, sarà destinata a parco dove saranno messi in evidenza con opportuni accorgimenti architettonici i lineamenti principali della struttura del sito

Ricerche pregresse
Fin dall’inizio del progetto, si è scelto di esplorare la terramara di S. Rosa con uno scavo stratigrafico estensivo che fino ad oggi ha già portato in luce  più di settemila metri quadrati dell’abitato.
Tra il 1984 ed il 1992 è stata esplorata la parte più antica del villaggio, risalente al Bronzo Medio (Villaggio Piccolo). Pur danneggiato dalle cave di marna del XIX secolo, questa parte del sito ha consentito di raccogliere significativi dati sulla struttura delle abitazioni e sul rapporto fra il sito ed l’adiacente paleoalveo del fiume Po.
Dal 1992 sono in corso gli scavi del Villaggio Grande, che risale per lo più al Bronzo Recente ed è perfettamente conservato dal punto di vista stratigrafico. È venuto così in luce un intero quartiere costituito da case rettangolari, delimitato dalla recinzione del villaggio e da due strade ad essa perpendicolari. Gli edifici in origine erano costruiti su impalcato aereo, poi sostituiti da altri appoggiati su travi lignee ma che mantengono lo stesso orientamento di quelli precedenti.
Nel 2000 è stata inoltre scoperta una parte della necropoli, costituita da aree di combustione e da urne cinerarie, offrendo così la possibilità -rara in contesto terramaricolo- di esplorare contemporaneamente abitato e necropoli.

Linee di ricerca in atto
Le strutture perimetrali consistono in una doppia palizzata lignea interrotta da due porte e circondata da un fossato, sostituita solo tardivamente da un terrapieno. Gli scavi condotti a partire dal 2000 hanno messo in luce, al margine della recinzione, una rete di strutture idrauliche di considerevole importanza per comprendere il ruolo della risorsa idrica nella vita dei villaggi terramaricoli. Tali strutture sono costituite da una serie di profondi pozzi collegati da una rete di canalette che servivano a convogliare l’acqua nell’antistante fossato; grazie ai materiali contenuti, è stato possibile datarne la fase d'uso tra la fine del Bronzo Medio ed il Bronzo Recente.
Un gruppo dei grandi pozzi scavati per raggiungere la falda acquifera in abbassamento alla fine della vita della TerramaraGli scavi condotti a partire dal 2005 si sono concentrati soprattutto sul fossato e sul suo margine esterno, portando alla luce un elevato numero di pozzi che, per il materiale contenuto, sono da riferire al Bronzo Recente avanzato e sono dunque successivi a quelli della recinzione. Scavate sul fondo del fossato per raggiungere una falda più profonda di quella che alimentava i pozzi della recinzione, queste strutture documentano nell’ultima fase di vita del villaggio un sensibile calo della disponibilità idrica, determinato da un periodo di aridità. Si è formulata l’ipotesi, da approfondire nel prosieguo delle ricerche, che tali condizioni climatiche, agendo su scala regionale, possano aver avuto un ruolo nel collasso della civiltà terramaricola.
Numerosi pozzi esplorati al margine esterno del fossato risultano contenere ciascuno un recipiente ceramico integro (in genere tazze), circostanza che potrebbe trovare spiegazione nell’ambito della ritualità connessa al culto delle acque.
Indagando il margine esterno del fossato è venuto in luce un tratto del canale adduttore (l’ “incile” teorizzato dagli Autori ottocenteschi ma finora mai esplorato archeologicamente) che si immette nel fossato descrivendo un angolo molto acuto. La sua confluenza, posta in luce nella campagna del 2011, appare di particolare interesse poiché si trova in corrispondenza di un attraversamento che collega una delle strade che fuoriescono dal villaggio alla campagna che lo circondava.
A partire dal 2008 è stato aperto un nuovo settore di scavo che, partendo dal margine settentrionale del Villaggio Grande, intende collegarsi al settore già esplorato del Villaggio Piccolo, completando così un ampio transetto che attraversa tutta la terramara. E’ stato posto in luce il margine di un quartiere abitativo che appare fin da ora di grande complessità: i resti di case, su impalcato, sono delimitati verso settentrione da un leggero gradino lungo il quale si allineano grandi pozzi, mentre all’esterno vi è una ampia area priva di strutture abitative ma ricca di scarichi e di piccole strutture idrauliche che scende gradualmente verso il fossato che separa i due abitati. Con la campagna del 2011 si è iniziato a indagare anche questa struttura che appare di dimensioni rilevanti.
Le indagini geofisiche, condotte con strumentazioni avanzate in grado di leggere deboli differenze di resistività, hanno integrato con pieno successo gli scavi, portando un deciso avanzamento nella conoscenza della forma del sito, rivelandone la complessità e i numerosi problemi ancora irrisolti, su alcuni dei quali si concentreranno le attività della campagna del 2012.

Programma per il 2012
Lo scavo del 2012, che verrà effettuato presumibilmente nell’arco di cinque settimane tra i mesi di luglio e agosto, sono :
- il fossato fra Villaggio Piccolo e Villaggio Grande
- le aree a forte anomalia nell’abitato del Villaggio Grande
- vie d’acqua a Nord del Villaggio Piccolo e drenaggi periferici

Il fossato fra Villaggio Piccolo e Villaggio Grande
Il fossato che si interpone fra i due villaggi venne individuato con la trincea esplorativa del 1984, che ne attraversò, per una profondità di 2 metri, il solo riempimento tardo, di età post-romana; è stato poi in piccola parte indagato durante le campagne di scavo nel Villaggio Piccolo.
La struttura ha una evidenza geofisica molto pronunciata e, basandosi sull’esperienza acquisita nell’esplorazione del fossato del Villaggio Grande, ci si aspetta di trovare delle strutture di notevoli dimensioni. Il saggio qui condotto nella campagna 2011 ha confermato tali indicazioni: lo scavo spintosi alla profondità di oltre 3 m dal piano campagna non ha ancora raggiunto la base del fossato e neppure ne ha messo in luce l’intera ampiezza. Si intende quindi con la prossima campagna riprendere l’indagine della struttura, al fine di porla interamente in luce ed esplorare le canalette e i pozzi che si aprono sul suo fondo. Alcune di queste, sondate nel corso del 2011, hanno fornito materiali del Bronzo Medio avanzato, periodo critico per lo sviluppo del villaggio terramaricolo, ma finora poco noto.
Di particolare interesse sarà la possibilità di esporre il glacis del fossato al margine del Villaggio Piccolo e il sovrastante terrapieno che si prevede di massicce dimensioni.

Campagna di scavo 2012
Tra il Villaggio Piccolo e il Villaggio Grande: vie d’acqua all’interno della terramara
Mauro Cremaschi,
Dipartimento di Scienze della Terra ‘A.Desio’ – Università degli Studi di Milano
Maria Bernabò Brea, Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’ Emilia Romagna, Museo Archeologico Nazionale Parma

Il fossato tra  Villaggio Piccolo e Villaggio Grande. Il cantiere in attività: l'immagine guarda al margine nord del fossato, verso la rampa sulla quale sorgeva il Villaggio Piccolo  (foto Mauro Cremaschi, Università di Milano, ©2012)Grazie al ripristino del terreno già effettuato alla conclusione delle indagini nel fossato del Villaggio Grande avvenuta lo scorso anno, la campagna del 2012 si è trovata a operare in un’area totalmente libera (come all’inizio delle ricerche) ma, a differenza di allora, disponendo di una buona conoscenza della topografia del sito acquisita grazie al recente lavoro dei geofisici. In questo modo si è potuta delimitare con precisione l’area dello scavo di quest’anno che ha avuto lo scopo di esplorare il fossato che separa nella terramara il Villaggio Piccolo dal Villaggio Grande.
L’esistenza di tale fossato era già nota grazie alla trincea aperta nel 1984, all’inizio delle ricerche e che attraversava longitudinalmente tutta la terramara. Allora tuttavia l’esplorazione non si era spinta al di sotto dei due metri di profondità e si era arrestata alla base dei riempimenti medievali senza raggiungere i depositi dell’età del Bronzo. Anche gli scavi nel Villaggio Piccolo, che si sono conclusi nel 1992, non si erano spinti oltre al margine interno del fossato, scoprendovi tuttavia una situazione interessantissima: il villaggio era circondato da una palizzata lignea, distrutta da un incendio e sostituita successivamente da un massiccio terrapieno.
Sulla base dell’esperienza delle ricerche pregresse nel fossato del Villaggio Grande, ci aspettavamo che anche il fossato interno avrebbe potuto riservare sorprese ed che soprattutto avrebbe potuto avere dimensioni notevoli. E’ stato così aperto un saggio (quaranta metri per dieci) ampio abbastanza da poterci spingere a profondità rilevanti in condizione di sicurezza.
Il risultato ottenuto ha superato ampiamente le attese, mettendo in luce una situazione finora inedita per il mondo terramaricolo: il Villaggio Piccolo risulta circondato da due fossati concentrici , per una ampiezza complessiva di venti metri, il cui fondo, piatto e regolare, si trova a 4.50m dall’attuale piano campagna. Il fossato più interno circoscrive il piede del villaggio che è una ripida scarpata tagliata artificialmente nel dosso fluviale sul quale venne costruito l’abitato, mentre quello più esterno, al di là della sponda rigorosamente rettilinea che lo delimita, risale gradualmente fino al livello di campagna dell’età del Bronzo, posto ad una profondità di più di un metro dal livello di campagna attuale. Il primo esito di questa scavi è che si è venuta consolidando l’immagine della terramara già indiziata per il Villaggio Grande, ma che appare particolarmente valida per il Villaggio Piccolo: non un semplice villaggio posto a livello dei campi, ma un fortilizio, rilevato rispetto alla campagna circostante e solidamente difeso, sia dalla sua posizione eminente, sia da una palizzata lignea prima e da un massiccio terrapieno poi. Tale circostanza è coerente con il quadro di tensioni e conflittualità nella società terramaricola che sta emergendo dalle recenti ricerche e giustificherebbe il massiccio investimento di lavoro erogato per sviluppare le strutture difensive dei villaggi.


Il fossato tra Villaggio Piccolo e Villaggio Grande alla fine dello scavo durante il rilevamento fotogrammetrico- l'immagine guarda al margine con il Villaggio Grande (foto Mauro Cremaschi, Università di Milano, ©2012)

I fossati scoperti alla base del Villaggio Piccolo sono colmati di sedimenti depositatisi in acque piuttosto profonde, nell’arco dell’intera vita del villaggio ed il loro studio su base sedimentologica ed archeobotanica potrà consentire una ricostruzione dettagliata delle vicende ambientali ed archeologiche che l’hanno accompagnata. Grossi frammenti di legno bruciato, racchiusi in uno specifico strato, tuttavia hanno testimoniato già in fase di scavo, le ripercussioni al fondo del fossato che ebbe il drammatico evento dell’incendio della palizzata lignea.
Un ampio anello d’acqua profonda circondava quindi l’abitato, coronato di piante lacustri, le cui tracce sono leggibili nei sedimenti; in relazione ad esso viveva una ricca fauna acquatica - i cui resti sono oggi in studio a cura degli archeozoologi che collaborano agli scavi - composta tra l’altro da aironi, analoghi a quelli che vivono lungo i canali odierni, da molluschi caratteristici di ambienti palustri ( Lymnaea stagnalis, Anodonta anatina Linnè ) e soprattutto da tartarughe d’acqua, i cui carapaci sono stati rinvenuti in gran numero all’interno del fossato.


Carapaci di tartaruga recuperati nel fossato fra Villaggio Grande e Villaggio Piccolo (foto Mauro Cremaschi, Università di Milano, ©2012)

I manufatti archeologici ritrovati (alcuni di grande interesse, come il frammento di una tavoletta enigmatica) fanno risalire il periodo di piena attività del canale alla media età del Bronzo e pongono in luce una situazione fortemente contrastante con quella constatata nel Villaggio Grande che risale al Bronzo Recente, circa un secolo più tardi. Nel fossato del Villaggio Grande infatti, i complessi apparati idraulici ivi venuti in luce riflettono una maggiore attenzione nella gestione dell’acqua e i numerosi pozzi scavati all’interno del fossato stesso ne rivelano un progressivo scarseggiare che diventerà drammatico alla fine della terramara. Al contrario il fossato che circonda il Villaggio Piccolo era permanentemente ricco d’acqua e solo pochi pozzi di debole profondità risultano al suo margine esterno, ma mai al suo interno.
Il reperimento dell’acqua non era un problema in quella fase che coincide con il consolidarsi della cultura terramaricola, periodo che a Santa Rosa non è ancora ben conosciuto a causa dei danni che questa parte dell’abitato ha subito ad opera della cava di terra fertile in essa aperta del XIX secolo. Intensificare l’esplorazione nell’ampio fossato scoperto quest’anno potrebbe colmare questa lacuna e costituire una redditizia prospettiva di sviluppo delle future ricerche.


Il lavaggio del materiale ceramico presso la cascina Santa Rosa, base logistica del cantiere di scavo (foto Mauro Cremaschi, Università di Milano, ©2012)

Info generali sulla terramara di S. Rosa sul sito del Museo di Proviglio

XXIX Campagna di scavi Archeologici alla Terramara S. Rosa di Fodico di Poviglio
Calendario delle visite guidate agli scavi archeologici (Agosto 2012)

Visita alla Terramara Santa Rosa: appuntamento per i partecipanti  presso la sede degli scavi in Strada d'Este, podere Santa Rosa - località Fodico di Poviglio (RE)
AI termine degli incontri si può visitare il Museo della Terramara Santa Rosa, in via Parma 1- Poviglio (RE)

MARTEDÌ  7  AGOSTO ORE 17.00
MARTEDÌ  21 AGOSTO ORE 17.00
Info: Biblioteca Comunale di Poviglio   tel. 0522 960426   biblioteca@comune.poviglio.re.it