DALLA FATTORIA AL CASTELLO
Archeologia nel Parco della Vena del Gesso Romagnola
mostra
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Una mostra che è una strenna natalizia. Sarà aperta tutti i week end e festivi dal 19 dicembre 2009 al 10 gennaio 2010 l'esposizione "Dalla fattoria al Castello", ospitata nella Galleria Comunale di Brisighella (RA) e dedicata agli scavi archeologici effettuati dal 2006 al 2009 nel parco Carnè e nel Castello di Rontana, in terra brisighellese.

Nell'inverno 2005, nei pressi del Rifugio Carnè, nel Parco della Vena del Gesso, durante la risistemazione di un recinto adibito al ricovero dei daini, riemergono alcuni frammenti di laterizi risalenti all'epoca romana.
Della scoperta è prontamente avvisata la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna che, data l’eccezionale collocazione dei ritrovamenti (sommità di una dolina non facilmente raggiungibile), inizia subito alcuni sondaggi. La scoperta si rivela subito molto interessante: fino a quel momento nella zona della Vena del Gesso  non si aveva notizia di insediamenti di questo periodo anche perché tutta quest’area non si presta ad essere abitata permanentemente, essendo priva di terreni fertili.
Quello che va prendendo forma è certamente un piccolo edificio di età romana, di circa mq 81. Costruito in parte su di una fondazione in legno ed in parte direttamente sul banco naturale di gesso, l’edificio aveva probabilmente le pareti realizzate con un’intelaiatura in legno e mattoni in argilla cruda, mentre il tetto era in tegole e coppi. Si tratta di piccola struttura dove trascorrere alcuni periodi dell’anno; si può forse ipotizzare che sia stata utilizzata da una famiglia di pastori per pascolare il suo gregge. Fu certamente rifatto più volte, per essere abbandonato definitivamente intorno alla metà del I secolo d.C.
Le indagini –iniziate nel 2006 e tuttora in corso- hanno inoltre permesso di individuare almeno quattro fasi di vita dell’edificio, che subì frequenti rifacimenti. Le stratigrafie interne alla struttura avvalorano infatti l’ipotesi di un utilizzo stagionale della struttura, vista l’alternanza di strati di frequentazione accompagnati a focolari con livelli di argille gialle prive di inclusi, probabilmente di origine alluvionale.
Gli oggetti della vita quotidiana
All’interno dell’edificio si sono rinvenuti vari oggetti appartenuti ai suoi abitanti. Si tratta di cose semplici, utilizzate nella vita di tutti i giorni. Troviamo quindi le stoviglie necessarie per cucinare e consumare i cibi, come ad esempio alcune pentole da fuoco (olle) che venivano accostate alla fiamma per sobbollire i cibi; sulle pareti si notano ancora i segni dell’affumicatura. Sono state trovate anche coppe, piatti ed un bicchiere a “pareti sottili”, nome con cui si definisce una particolare tipologia di oggetti che presentano come caratteristica le pareti di esiguo spessore (in alcuni casi si arriva a 2 millimetri) per imitare i bicchiere di vetro, meno diffusi vista anche la loro fragilità.
Tutti questi oggetti erano conservati in un ripostiglio all’interno dell’edificio: possiamo dirlo con certezza perché durante lo scavo questi oggetti sono stati trovati ammassati l’uno sull’altro in mezzo a resti di legno combusto, quello che rimaneva del mobile o delle scansie sulle quali erano stati riposti.
Lo scavo ha restituito anche altre tracce della vita che scorreva intorno a questo edificio, sia durante il lavoro che nel tempo libero. All’interno della casa si svolgeva il tipico lavoro femminile, quello della filatura, come ci suggerisce una fusaiola; non mancavano nemmeno gli attrezzi per la cura del piccolo orticello di famiglia come testimonia il rinvenimento di una zappa in ferro. Un dado ci ricorda come il tempo trascorresse anche in giochi; una fibula in bronzo è quello che ci rimane degli accessori che servivano a fermare i vestiti.
Infine il rinvenimento di una moneta, un sesterzio di Tiberio coniato a Roma tra il 22-23 d.C., ci permette di datare con una certa precisione il momento in cui fu frequentato questo edificio.

Il castello di Rontana è un insediamento che si è costituito a partire dalla seconda metà del X secolo (960), sulla sommità di una delle più rilevanti alture a controllo della riva sinistra del Lamone e su una posizione strategica rispetto anche alla vallata del Sintria.
Nel corso dei secoli è stato al centro di numerose contese per il controllo del territorio da parte dei principali gruppi signorili della Romagna che hanno trasformato l’aspetto del villaggio fortificato in una potente rocca rinascimentale, definitivamente distrutta alla fine del ‘500 dalle truppe pontificie.
Gli scavi archeologici, gestiti dall'Università degli Studi di Bologna, hanno riportato alla luce diversi ambienti del fortilizio, in primo luogo il cortile dell’area signorile, sulla sommità dell’insediamento. Sono inoltre stati rinvenuti ampi tratti delle mura difensive del castello medievale, una imponente torre trecentesca e alcune abitazioni.
Al centro del cortile della Rocca è stato rinvenuto un pozzo ‘alla Veneziana’ profondo circa 8 metri, riempito alla fine del ‘500 con vasellame di uso domestico e maioliche faentine, prodotte tra il 1490 e il 1550, oltre a vari oggetti della vita quotidiana di cui sarà possibile vedere una campionatura all’interno della mostra.


Gli scavi del Castello di Rontana

 

L’edificio del Rifugio Carnè
La Direzione scientifica dello scavo è di Chiara Guarnieri, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna.
I testi dei pannelli sono di Chiara Guarnieri ed Elisa Brighi. Il filmato è stato realizzato da Roberto Bertoni e Cristina Falla.
Impresa archeologica: “La Fenice Archeologia e Restauro”, responsabile di scavo Elisa Brighi, collaboratori Roberto Bretoni, Benedetta Casadio, Evelina Garoni, Mirna Baldini.
Supporto logistico: Rifugio del Carnè. Un particolare ringraziamento a Ivano Fabbri e al gruppo dei volontari: Aurelio, Biagio, Bruno, Cristiano, Davide, Davide F., Emanuele, Francesco, Giorgio, Graziano, Greta, Lorenzo, Renato, Riccardo, Sascia, Sebastiano.
Lo scavo ha preso avvio grazie al finanziamento della Soprintendenza per i beni Archeologici dell'Emilia-Romagna, e al contributo di Pangea e del Comune di Brisighella.

Promosso da:

Comune di Brisighella, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, Dipartimento di Archeologia dell'Università degli Studi di Bologna e Parco Regionale della Vena del Gesso con il sostegno di Provincia di Ravenna, Associazione Culturale Pangea, Fabbri Costruzioni, Banca Credito Cooperativo ravennate&imolese, Manetti Costruzioni, Spinner 2013, Unione Europea Fondo sociale europeo, Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Regione Emilia-Romagna, NUMA

Città: Brisighella
Luogo: Galleria Comunale
Indirizzo: Via Naldi n. 2
Quando:

Sabato 19 dicembre 2009, inaugurazione alle ore 17
Domenica 20 dicembre 2009, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19
Giovedì 24 dicembre 2009, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19
Venerdì 25 dicembre 2009, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19
Sabato 26 dicembre 2009, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19
Domenica 27 dicembre 2009, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19
Sabato 2 gennaio 2010, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19
Domenica 3 gennaio 2010, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19
Mercoledì 6 gennaio 2010, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19
Sabato 9 gennaio 2010, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19
Domenica 10 gennaio 2010, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19

Ingresso: gratuito
Provincia: Ravenna
Regione: Emilia-Romagna
Per informazioni: danielal@comune.brisighella.ra.it
enrico.cirelli2@unibo.it
   

pagina a cura di Carla Conti, testi di Chiara Guarnieri ed Elisa Brighi