Nuove scoperte dalla domus romana di Via Università a Modena
Gli scavi sotto l'ex Cinema Capitol
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12 marzo 2009

Grande, sfarzosa e con ogni probabilità dotata di un impianto termale proprio. I primi scavi nella domus romana sotto l’ex Cinema Capitol di Modena, già individuata negli anni ’60 durante la sua costruzione, confermano, se mai ce ne fosse bisogno, che tra la fine dell’età repubblicana e i primi secoli dell’Impero Mutina era una delle città più importanti e ricche della regione Aemilia.
Appena iniziati, gli scavi archeologici legati alla ristrutturazione dell’ex cinema hanno portato in luce una grande quantità di materiale archeologico, tra cui spiccano muri, elementi architettonici e una lunga conduttura in piombo che forniva acqua a tutta la casa.
Questi rinvenimenti si legano a quelli degli anni '65-67 del secolo scorso quando i lavori di costruzione dell’ex cinema in Via Università portarono in luce i primi resti della domus ed elementi in bronzo di grande pregio, come alcune parti figurate di due letti triclinari, i piedi di un tavolino e un getto per fontana in bronzo a forma di anatra, oggi esposti al Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena.


Modena, Via Università, Cinema Capitol: Ricostruzione del letto triclinare e del tavolino, realizzata con utilizzo del materiale in bronzo recuperato durante la costruzione dell'edificio, 1965-1967
Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena

Tutto questo materiale fu recuperato da alcuni appassionati tra la terra di risulta del cantiere che era stata trasportata alla periferia della città. Per questo, a quasi mezzo secolo di distanza, i lavori nell'ex cinema sono stati sottoposti fin dall' inizio al controllo dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna, che ha richiesto saggi stratigrafici in profondità per accertare lo stato di conservazione dei depositi archeologici non distrutti dai precedenti lavori.


Modena, Via Università, Cinema Capitol: Uno dei due getti per fontana in bronzo a forma di anatra (l'acqua usciva dal becco), recuperati durante la costruzione dell'edificio, 1965-1967
Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena

Le indagini archeologiche hanno accertato la presenza di diversi tratti murari, orientati con la via Emilia, e di un giacimento archeologico ancora di situ, per uno spessore di circa due metri, che contiene materiali di età romana databili dal momento della fondazione di Mutina, nel 183 a.C., al II-III sec. d.C. È stata recuperata una notevole quantità di ceramica a vernice nera, tessere di mosaico, lacerti di pavimenti in opus signinum, marmi ed elementi architettonici, lucerne, ceramiche da mensa, mattoni per colonne e per suspensurae per impianti termali.
Di fianco a un tratto di muro lungo circa 6 metri, e conservato per un'altezza di circa 1,2 metri, è stata rinvenuta una fistula plumbea (conduttura in piombo) che verosimilmente alimentava lo zampillo che usciva dalla bocca dell'anatra. La conduttura è lunga circa 5 metri ed ha un diametro di circa 10 centimetri: era collegata all’acquedotto pubblico ed era in grado di soddisfare il fabbisogno idrico di una domus certamente ricca e con ogni probabilità dotata di impianto termale.
I due elementi a forma di anatra recuperati negli scavi del secolo scorso sono ottenuti da stampi simili: i volatili sono resi accovacciati, nell'atto di spiccare il volo; le piume e la testa sono molto naturalistici mentre la parte inferiore, che non era in vista, appare più schematica. L'acqua, passando attraverso il corpo cevo, usciva dal becco a zampillo.
Dopo quasi mezzo secolo dai primi scavi, la fontana della ricca domus torna dunque a far parlare di sé.
Le indagini archeologiche, tuttora in corso, si svolgono sotto la direzione scientifica del Soprintendente Luigi Malnati e dell'archeologo Donato Labate, e sono coordinati sul campo da Francesco Benassi della cooperativa Ares di Ravenna.


Modena, Via Università. Scavi 2009: un muro della domus in laterizio, affiancato dalla fistula plumbea e da un basamento di pilastro
(Foto Paolo Terzi)

Informazioni archeologiche: Donato Labate (339.7930338 - donato.labate@beniculturali.it ) e Francesco Benassi (  archeo_benassi@yahoo.it ) - Foto Paolo Terzi