Le fornaci romane in località Ca' Turci
Via Canale di Bonificazione snc, località Cà Turci, Cesenatico (FC)

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Testa di giovane imberbe (metà II sec. a.C.)Il complesso delle fornaci romane visibili nei pressi di Cesenatico, in località Ca' Turci, è molto esteso. Qui era funzionante una delle fornaci ceramiche più importanti della costa romagnola, a fianco della quale doveva essere situata anche una grande villa rustico-abitativa. Si tratta di un impianto di dimensioni veramente considerevoli che ha prodotto materiali di tutti i generi -statue comprese- in un lasso di tempo compreso tra il II secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C.
Attualmente, dall'esterno della recinzione, sono visibili due forni (di cui è ben conservata la camera da fuoco con prefurnio) e parte delle strutture circostanti, in laterizio e mattoni cotti al sole. Qui venivano prodotte, in una prima fase, statue in terracotta ed elementi decorativi e in seguito anfore vinarie. L'abbondante materiale archeologico e le statue fittili rinvenute nel corso degli scavi sono esposti all'Antiquarium di Cesenatico. Si tratta spesso di eccellenti prodotti dell'ellenismo italico del pieno II secolo a.C. come la testa, cava all'interno e plasmata a mano libera, raffigurante un giovane uomo privo di barba: i capelli sono ottenuti con piccole ciocchette modellate una ad una ed applicate successivamente.

La zona archeologica è situata nell'area del Podere Fornari, a sinistra del canale di Bonificazione. Le strutture furono individuate nel 1970 quando fu effettuato un primo saggio di scavo in seguito alle continue segnalazioni di affioramento di abbondante materiale archeologico nel corso delle arature (lo strato romano si trovava ad appena 70 cm. di profondità). In un primo tempo le sostruzioni dei forni furono scambiare per i possibili resti di un impianto per il riscaldamento e pertanto si pensò di avere localizzato delle strutture abitative. Con la completa asportazione del terreno soprastante si chiarì presto che i muretti intercettati erano invece quelli perimetrali alle camere di combustione di due grandi forni rettangolari, in seguito portati in luce e tuttora visibili.
Nell'area a nord-est dell'impianto sono state intercettate altre strutture murarie di cui non si conosce la natura ma che parrebbero interpretabili con il poco che resta degli essiccatoi coperti che spesso si trovavano in prossimità dei forni e dove i manufatti in argilla fresca venivano lasciati ad asciugare prima di essere cotti. Non possiamo escludere che alle strutture propriamente legate alle fasi produttive fosse annesso anche un piccolo ricovero-abitazione per gli operai dell'impianto, come lascia intendere il ritrovamento in zona di svariati frammenti di ceramica comune da cucina con evidenti segni di utilizzo sul fuoco.
Le due fornaci di Ca' Turci, disposte parallelamente tra loro, con andamento nord-ovest/sud-est, sono databili entro la fine del I sec. d.C.
Si suppone che in origine i forni dovessero essere più numerosi e piuttosto ravvicinati tra loro, ed è probabile che la pesante usura subíta dalle strutture murarie in impianti di questo tipo rendesse più conveniente abbandonare e smantellarne alcune piuttosto che restaurarle.
Lo stato di conservazione dei due forni è abbastanza buono anche se di entrambe le strutture sono state ritrovate solo le due camere di combustione. La zona di fuoco, scavata ad un metro e mezzo di profondità dal piano di campagna, è infatti la parte più bassa delle fornaci e di conseguenza si è meglio conservata anche dove l'azione degli aratri è stata particolarmente distruttiva. I muretti perimetrali (di cui rimane in elevato meno di un metro) erano costituiti da sesquipedali manubriati e da grandi tegole disposte con le alette verso l'alto riempite di terra e pezzame laterizio (asportate e non più visibili).

La fornace romana di Ca' TurciNel forno più a nord -il meglio conservato- si distingue ancora abbastanza bene la struttura interna a corridoio centrale, con brevi muretti perpendicolari ai lati lunghi sui quali era sistemato in origine il piano forato, la base su cui venivano appoggiati i materiali da cuocere e di cui non rimane traccia. Basandosi sulla tavola tipologica della Cuomo di Caprio, si tratta quindi di una fornace di tipo IIb: verticale, a pianta rettangolare e con corridoio centrale. I forni di questo tipo sono i più diffusi in Emilia-Romagna, in parte per la loro versatilità (potevano essere utilizzate per materiali anche molto diversi) ma soprattutto per le notevoli dimensioni che potevano raggiungere (necessarie per cuocere laterizi ed anfore da trasporto). In entrambe le fornaci si distingue abbastanza chiaramente il prefurnio rettangolare esposto a sud-ovest, dunque al riparo dei venti più freddi, mentre poco o nulla resta della copertura soprastante, forse costruita con tubuli fittili cilindrici di cui si sono rinvenuti alcuni frammenti nell'area. L'utilizzo di questo sistema consentiva di costruire una volta a botte leggera, facilmente rimovibile e di buona tenuta termica (grazie alla presenza dell'aria nei tubuli, vuoti all'interno). I restauri effettuati nelle strutture hanno permesso di precisare la struttura interna del forno più a nord (che è stato svuotato dal materiale residuo ancora presente tra i muretti laterali) mentre la ripulitura della seconda fornace ha evidenziato la presenza, ancora in situ, di un archetto di sostegno del piano forato.

Il bollo della fornace
Nella fornace di Ca' Turci l'uso di bollare i laterizi tramite sigilli comincia nella prima metà del I secolo a.C. ed interessa all'inizio tegole e bessali e in seguito anche i mattoni. I bolli non erano veri e propri marchi di fabbrica ma vanno piuttosto riferiti a moduli organizzativi interni all'officina stessa. La fornace di Ca' Turci produceva svariate classi di oggetti ma il bollo appare solo su un particolare tipo di tegola mentre è del tutto assente sugli altri laterizi e sulle anfore. Il testo del bollo è costituito da sette lettere apicate e rilevate, più un segno di interpunzione subito dopo la prima: vi si legge chiaramente P·IVN CIL. L'iscrizione è compresa in un cartiglio rettangolare di cm 9 x 3, le prime quattro lettere sono alte circa cm 2,3 mentre le ultime tre sono leggermente più piccole (cm 2) e ravvicinate tra loro.  L'appartenenza del bollo alla produzione di Ca' Turci è confermata sia dall'analisi dell'argilla -che risulta dello stesso tipo utilizzato per le statue- che dal ritrovamento di uno scarto di cottura di un frammento di tegola contorta e parzialmente vetrificata che lo riporta ben leggibile sulla superficie.

Tegola con bollo della fornace di Ca' Turci: P. IVN CIL
Tegola con bollo della fornace di Ca' Turci: P. IVN CIL

Il bollo appartiene al gruppo dei laterizi contraddistinti da marchi appartenenti a privati, cioè prodotti da officine di piccole e medie dimensioni gestite da cittadini liberi o liberti. Si tratta quasi sempre di prodotti che servono un bacino d'utenza relativamente ridotto, talvolta limitato allo stretto circondario tant'è che di molti bolli inseribili in questa classe possediamo un solo esemplare. In questo caso invece il bollo P·IVN CIL è riscontrabile un po' in tutti i siti della zona di Cesenatico e si ritrova anche tra i laterizi usati per la costruzione della cappuccina di Borella di Cantalupo dove proprio una tegola siglata è stata tagliata a triangolo per coprirne la testata. Un altro esemplare è stato trovato nel 1845 nel cesenate mentre un secondo bollo proveniente dalla zona di Savignano sul Panaro, nel modenese, sembra proiettare i laterizi di Ca' Turci fuori dallo stretto ambito circondariale forse -com'è stato ipotizzato per altri materiali da costruzione- tramite una fitta rete commerciale che privilegiava le vie fluviali e marittime fino al cuore dell'Emilia.
A causa della scarna formula epigrafica, lo scioglimento del bollo risulta particolarmente complesso: l'ipotesi più accreditata resta quella formulata dalla Donati che ha proposto per  questo esemplare  P(ublius) IUN(nius) CIL(o).
 

Bibliografia
M. MARINI CALVANI (a cura di), Schede di Archeologia dell'Emilia-Romagna, Bologna 1995
B. FARFANETI, Cesenatico romana. Archeologia e territorio, Ravenna 2000